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sabato 22 marzo 2008

Ambiente, Rifiuti e Riciclo

“Ambiente, Rifiuti e Riciclo” – Scritto da Alessia Di Nucci

Martedì 18 marzo, presso la Libreria Rinascita di Roma di via delle Botteghe Oscure, ha avuto luogo l’incontro organizzato dai GIV Roma “ Ambiente, Rifiuti e Riciclo”.

Grazie all’intervento di relatori autorevoli e competenti è stato possibile sviluppare un dibattito ed un’analisi critica dei problemi strutturali legati all’avvio di un completo ciclo di recupero del rifiuto, delle tecnologie utilizzate e del ruolo fondamentale dell’educazione ambientale.

Abbiamo affidato l’apertura all’On. Stefano Pedica, Capolista al Senato IDV Lazio, che ha ricordato la necessità del ruolo attivo dei giovani all’interno del partito, salutando quindi con favore la nostra iniziativa.
Il dibattito è poi stato centrato sulla domanda “Cos’è un rifiuto?”, cercando di cogliere la sfumatura grazie alla quale possiamo giungere a considerare il rifiuto come una RISORSA.
Da questa premessa ha avuto inizio l’intervento dell’antropologo Massimo Guerra che ha definito il termine “rifiuto” come “termine inventato, tautologico”. In particolare, Guerra ha richiamato l’attenzione sulla scala gerarchica, delineata nella normativa comunitaria e italiana, che vede come prioritaria la riduzione della produzione di rifiuti; la logica della gestione deve garantire allo stesso tempo l’economicità del sistema e il minor impatto ambientale possibile.
L’intervento del Prof. Ing. Renato Gavasci, docente all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ha posto in luce l’irrealizzabilità della raccolta differenziata totale, da tante parti invocata. Da ciò, la necessità di individuare soluzioni alternative che vadano a maggiorare le capacità di recupero dei rifiuti da parte delle imprese. Sfavorevole è il giudizio del Prof. circa la tendenza a fissare per legge la percentuale di raccolta differenziata, in quanto tale livello dovrebbe rispondere unicamente alle richieste delle imprese interessate al recupero dei rifiuti.
E’ seguito un dibattito riguardante la fase dell’incenerimento dei rifiuti, giudicata fondamentale nella chiusura del ciclo. Il Prof. Gavasci ha sottolineato come le emissioni di diossina non siano ascrivibili alla presenza di termovalorizzatori, cercando, quindi, di sminuire l’allarme sociale cresciuto intorno a tale tecnologia.
Sul tema della discarica, è stato possibile usufruire dell’esperienza dell’Ing. Rando, amministratore unico della discarica romana di Malagrotta. Quest’ultimo ha potuto confermare l’esaurimento delle capacità contenitive della discarica in questione ed ha portato l’attenzione sulla distanza esistente tra la normativa in vigore (decreto Ronchi e decreto 152) e la realtà, in quanto le quote per la raccolta differenziata indicate sono irraggiungibili momentaneamente. La disposizione di legge, non tenendo conto della realtà, risulta, di fatto, inutile nella sua funzione disciplinante e di sollecitazione.
Dalla discarica autorizzata di Malagrotta, il Prof. Ing. Amendola, docente dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Responsabile IDV Lazio “Ambiente, Territorio e Infrastrutture”, ha spostato l’attenzione sulla preoccupante realtà del Tevere, divenuto, in alcuni tratti, discarica a cielo aperto. Coadiuvato da alcune eloquenti immagini, Amendola ci ha introdotto all’ambizioso progetto dell’associazione “Amici del Tevere”, la cui prima riunione si terrà il 31 marzo alla UISP di Viale Giotto, in Roma. L’analisi del problema rifiuti, secondo Amendola, non deve mai prescindere dal considerare il medesimo come un “problema di costume contemporaneo, dovuto, tra l’altro, all’insensatezza di molte nostre abitudini”.
Approfittando della presenza dell’On. Claudio Bucci, Presidente della Commissione Ambiente e cooperazione tra i popoli della Regione Lazio, e del Dott. Giuseppe Vatinno, Candidato alla Camera e Responsabile Nazionale Energia IDV, abbiamo potuto discutere sulle potenzialità delle politica in questo ambito. Si è parlato infatti della non convergenza dei tempi della pianificazione con quelli della politica e del dovere da parte delle Istituzioni di affrontare la questione dal punto di vista culturale, anche qualora questo comporti investimenti i cui risultati saranno percepiti solo nel lungo termine.
Infine, l’intervento del regista Andrea d’Ambrosio, autore del film “Biùtiful cauntri”, ci ha ricordato la complessità della vicenda campana dei rifiuti, dove sul problema dell’esaurimento delle discariche autorizzate si è innestato quello della mano della camorra.
D’Ambrosio ha invitato a riflettere sul termovalorizzatore in progetto ad Acerra, la cui costruzione, nonostante sia stata accertata come parzialmente irregolare, segue a discapito di tutto.
L’incontro si è chiuso con la proiezione del trailer del film cinque minuti intensi ma sufficienti a scatenare senso di rabbia e impotenza.
"Auspichiamo che una simile iniziativa sia ripresa dagli altri gruppi GIV in Italia.” - ha detto Stefano Antonelli, moderatore dell’incontro-“ E' l'essere informati che ci permetterà di interagire da protagonisti nella società, invece di lasciarci inerti e meri spettatori di quello che succede attorno a noi."

GIV Roma ringrazia: il Prof. Ing. Amendola per aver contribuito alla realizzazione dell’evento pagando l’affitto della sala, tutti i relatori che si sono prestati al dibattito fornendoci un’occasione di arricchimento personale e l’associazione “S.i.a.m.o” per il proiettore.

sabato 16 febbraio 2008

Affitti a Roma

Prendere una casa in affitto vuol spesso dire, per un giovane, tagliare quel cordone ombelicale con la sua famiglia, troppo spesso oltremodo stringente. Tuttavia, in una città come Roma raggiungere questo scopo significa scontrarsi direttamente con la terribile “legge della domanda e dell’offerta”. Prezzi impossibili, scarsità, annunci incomprensibili e affitti in nero scoraggiano molti giovani dal compiere il tanto agognato passo, finendo per essere etichettato come “bamboccione”.
Tuttavia questi fenomeni non sono la causa di tale condizione insoddisfacente, bensì essi rappresentano soltanto gli effetti di una serie di imperfezioni di mercato, dovute ad una sequenza di interventi pubblici sul mercato che si sono rivelati sbagliati e fuorvianti.
Proveremo, in poco tempo ad analizzare una sfilza di possibili cause di queste imperfezioni, cercando di essere il più sintetici e chiari possibili.

La scarsità delle abitazioni: possibili cause:

1. Il mercato degli affitti come sottoprodotto del mercato della proprietà abitativa.
Il mercato degli affitti trova un formidabile avversario nel mercato delle abitazioni di proprietà, che chiameremo per semplicità ad uso “non produttivo”. Infatti il bene “affitto” è un bene inferiore rispetto al bene “proprietà”, se non altro perché all’aumentare dei redditi degli individui questi preferiranno indebitarsi o impiegare risparmi disponibili per comprarsi una casa. Il benessere diffusosi, seppur con qualche difficoltà di congiuntura, negli ultimi 50 anni ha spinto la domanda di case ad uso non produttivo alle stelle.
Inoltre, in periodi in cui il costo del denaro è basso, come effettivamente è stato per 5 anni fino a 2 anni fa, sarà preferibile per gli individui indebitarsi per comprare una casa piuttosto che prenderla in affitto; essi aumenteranno la domanda di nuove case ad uso non produttivo, togliendo disponibilità al mercato degli affitti.
Da qui possiamo richiamare un concetto base della famigerata legge della domanda e dell’offerta:

scarsità = prezzi alti

2. Il frutto di una tassazione sbagliata.
Altro problema da mettere in conto sul perché esiste il problema affitto è da cercare, a mio parere, nell’errato sistema di tassazione degli immobili, in materia di affitti, che crea un disincentivo ad affittare per il proprietario, creando ulteriore scarsità di abitazioni destinate a tale scopo.
Infatti, un proprietario di abitazione sfitta che volesse affittare, ipotizziamo, per ora, che voglia pagare tutte le tasse e mettere il suo inquilino in regola, dovrà pagare, a fine anno, una duplice tassa: l’ICI solo per il fatto di possedere la casa e l’IRPEF in quanto il canone di locazione costituisce per lui un reddito. Per quanto pagare le tasse è un dovere e obbligo morale di tutti i cittadini, il regime fiscale svantaggioso porta a due gravi conseguenze: la prima è che il proprietario preferirà tenere sfitta la casa, l’altra è un incentivo ad affittare in nero per non pagare l’IRPEF sul canone di affitto.


3. I Grandi proprietari.
I grandi proprietari di palazzine entrano benissimo in questo generale discorso sulla scarsità di appartamenti ad uso produttivo. Infatti essi godono di un forte potere contrattuale in materia e spesso spingono, con accordi impliciti e taciti, i prezzi al rialzo per ottenere maggiori guadagni. C’è da dire che spesso questi operano in nero o tramite enti che riescono a sfruttare regimi fiscali più miti, avvantaggiandosi ulteriormente della situazione.

Siamo arrivati ora, seppur con qualche ipotesi, a delineare alcune delle cause del problema degli affitti. Tuttavia siamo solo agli albori della nostra indagine, in quanto non abbiamo ancora delineato l’intervento dello Stato in tutto questo. Intervento che non ha fatto altro che acuire il problema, portandoci alla situazione che siamo costretti ad affrontare in questi giorni.

L’intervento dello Stato: how not to do it.

1° intervento: equo canone e similari.
Di leggi che fissano un prezzo calmierato in materia se ne sono viste molte, nell’arco degli anni. Il problema nel fissare un prezzo, o una quantità, in un mercato è quello di fissarlo bene. In questo caso si è cercato di fissare un prezzo massimo al di sotto di quello che era il prezzo di mercato. Un prezzo minore a cui viene impedito di salire crea uno squilibro tra domanda e offerta. Ora dobbiamo richiamare un altro concetto base della famigerata legge della domanda e dell’offerta:

prezzi più bassi dell’equilibrio = domanda maggiore
prezzi più bassi dell’equilibrio = offerta minore


questo divario persistente tra domanda e offerta crea non poche inefficienze.
Una prima inefficienza consiste nell’incrementare le opportunità di un mercato nero parallelo, dove tutti coloro che hanno un disperato bisogno di una casa in affitto devono cedere alle richieste del proprietario di un contratto più costoso e in nero.
Altra inefficienza consiste in quella di non permettere più ai prezzi da fungere da indicatori economici; non riflettendo più la scarsità della risorsa, non sempre chi beneficia del prezzo più basso, semmai ce ne fosse effettivamente uno, è anche chi ha più bisogno dell’appartamento.
Infine, la scarsità persistente rende più difficile trovare un appartamento, on conseguente spreco di tempo.

2° intervento: i vincoli contrattuali.
In anni recenti è stata approvata una legge (legge 431/1998) che pone vincoli contrattuali a proprietari e futuri inquilini, imponendo una durata minima del contratto di 4 anni, che si rinnovano automaticamente, salvo casi previsti dalla legge, per altri 4 anni. Quindi parliamo di 8 anni in cui, pur cercando di dare stabilità al rapporto, spesso si arriva a creare incertezza sui possibili attriti tra inquilino e proprietario. Un traffico giuridico così appesantito costituisce senz’altro un disincentivo ad affittare, per non incorrere poi in una eventuale convivenza forzosa con inquilini indesiderati. Si crea incertezza, e l’incertezza è sempre accompagnata da una scarsa volontà ad entrare sul mercato per aumentare l’offerta. Se aggiungiamo che, persino nell’ultima finanziaria si è inserita una norma che blocca gli sfratti, allora capirete che l’incertezza aumenta, peggiorando il problema.

Abbiamo finora visto le possibili cause della attuale situazione, la cui soluzione non è né semplice né immediata. Infatti solo un intervento programmatico di lungo periodo, costituito nella costruzione di case “popolari” volte ad offrire un servizio pubblica di affitto a prezzi calmierati può effettivamente ridurre la condizione di scarsità presente sul mercato.
Nel breve periodo bisognerebbe liberare il mercato dal gravame burocratico che costituisce un disincentivo all’offerta di abitazioni da affittare, accompagnati a controlli più severi nei confronti dei grandi proprietari, che troppo spesso affittano in nero e abusano della loro posizione contrattuale più forte. Inoltre, al posto di calmierare i prezzi intervenendo con un tetto massimo, bisognerebbe intervenire con un credito di imposta sul reddito, che avrebbe lo stesso effetto (garantire un prezzo più basso), senza però costituire motivo di distorsioni del mercato.

Paolo Petrone.